Serie: Le Cronache Di Montescuro
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Il cuore trafitto.
Nella mia carriera ne ho visti tanti, di omicidi. Ma c’è sempre un istante preciso, identico ogni volta: quello in cui varchi la soglia e capisci che non sarà un caso come gli altri. Quello fu uno di quegli istanti. Il sangue era già stato inghiottito dalle ombre della sera. Nell’appartamento di Lucia Colangelo, la luce filtrava tra le tende pesanti come un intruso silenzioso. Ero tornato sulla scena del crimine poco dopo il briefing in commissariato. Avevo un gran bisogno di capire esattamente il meccanismo e le dinamiche dell’omicidio. Con me c’erano anche i miei collaboratori piu’ stretti. L’affiatamento vuol dire molto in un gruppo come il nostro. Il soggiorno sembrava trattenere il respiro: un tavolino basso in vetro, due poltrone in velluto granata logorate dal tempo, una lampada a stelo con il paralume macchiato di fumo. E al centro, sul tappeto orientale, il vuoto lasciato dal corpo. Un contorno di gesso. Un silenzio troppo preciso.
I cartellini numerati punteggiavano la scena come coordinate di un rituale: il manico della spada, un frammento di vetro, una ciocca di capelli rimasta impigliata nel velluto. Clotilde Mazza non si dava per vinta.
<<La posizione è rituale.>> Disse senza alzare lo sguardo. Il clic della fotocamera riecheggiava nel silenzio del soggiorno.
<<Mani giunte. Non è stata un’ improvvisazione. C’è stata preparazione… forse anche rispetto per la vittima.>>
Mi chinai accanto al tappeto. Le fibre erano ancora umide. Troppo sangue, ma disposto con ordine. Non c’era stata colluttazione, era evidente da come gli oggetti accanto alla Colangelo non erano state spostate minimamente da loro posto.
Ferro stava rovistando accanto alla libreria. Gli occhiali appannati, i guanti già segnati di polvere.
<<Commissario, guarda qui.>>
Sollevò un mazzo di carte e poi ancora un altro mazzo di carte.
<<Tarocchi. Ovunque. Francesi, italiani… marsigliesi. E guarda questa.>>
Indicò una stampa incorniciata. Il Bagatto dominava la parete.
<<Sono state selezionate. Non lasciate a caso. Il Matto. Il Mondo. Il Bagatto.>>
Mi avvicinai lentamente. L’uomo sulla carta sorrideva appena, il cappello a forma d’infinito, gli oggetti disposti davanti a sé: coppa, spada, denaro, bastone. Quattro strumenti. Quattro elementi. Quattro possibilità.
<<Le carte parlano un linguaggio particolare, fatto di simboli e di colori.>> Affermai con certezza.
<<Se è un linguaggio, commissario allora questo è un messaggio.>> Saltò su improvvisamente Clotilde Mazza.
<<La domanda, mia cara Clotilde è a chi è indirizzato questo messaggio?>>
Morro era rimasto vicino all’ingresso. Frugava in un cassetto con movimenti lenti, quasi annoiati. Lui che voleva tornarsene a casa per guardarsi la sua serie Tv preferita, invece l’avevo convocato per il secondo round sul set della scena del crimine. Povero Morro, c’era rimasto malissimo.
<<Forse a noi.>>
Il giovane agente tirò fuori un foglio piegato.
<<Lettere personali. Poca roba. Ma questo… è interessante.>>
Mi porse la lista. Cinque nomi. Tre cancellati. Due ancora intatti. Il primo lo riconobbi subito. Alessandro Rivarolo. Non ci potevo credere. Qualche ora prima in commissariato ci avrei scommesso tutto il mio stipendio contro quelli dei miei collaboratori perché Rivarolo era il nome che mi ronzava in testa sin dal primo minuto. Il nome riaffiorò insieme a vecchi fascicoli e piste mai approfondite. Sette sataniche, fratellanze, rituali. Niente di concretamente perseguibile. Ma abbastanza da restare impresso nella mia memoria.
<<Annotiamolo e andiamo a beccarlo subito.>>
La porta si aprì alle nostre spalle. La dottoressa Tallarito entrò senza esitazione. Camice immacolato, guanti già indossati, lo sguardo di chi non cerca risposte, ma conferme.
<<<Ferita singola. Penetrazione profonda. Il cuore è stato trafitto completamente. Tempo di morte tra le 14 e le 16. Nessun segno di difesa.>>
Ferro si tolse gli occhiali. Li pulì lentamente.
<<Lo conosceva.>>
<<O si fidava.>> Morro era di un altro parere.
<<La lama è antica. Da collezione. Non ci sono impronte. Non appartiene alla vittima.>> Continuò il medico legale.
Clotilde fece un passo avanti. <<E la carta?>>
La dottoressa indicò il punto ai piedi del corpo.
<<Posizionata perfettamente. Secondo me è un messaggio.>>
Avevo bisogno di aria. Mi sedetti sui gradini del portone. Il cielo era basso, compatto, quasi opprimente. Ripensai ai simboli. Quattro semi. Quattro elementi. Quattro direzioni. Un sistema chiuso. Un ciclo. E quella… era solo la prima mossa. Lo sapevo già. Prima ancora che accadesse. Ci sarebbe stata una seconda. E quando successe, non fu la sorpresa a colpirmi. Fu il dettaglio. Perché questa volta… il Bagatto non era solo.
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