Oggi apriremo una porta che per secoli molti uomini hanno preferito lasciare chiusa. Non perché dietro ci fosse un mostro. Ma perché dietro quella porta c’era qualcosa di molto più pericoloso: il sapere. La storia umana è costellata di libri proibiti, manoscritti misteriosi, testi che sembrano esercitare una strana attrazione su chi li incontra. Alcuni di questi libri esistono davvero, altri sono diventati leggenda, altri ancora si collocano in quella zona ambigua dove storia e mito si intrecciano. Ma tutti hanno una caratteristica in comune: chi li ha cercati spesso ne è rimasto ossessionato. I manoscritti che incontreremo oggi non sono semplici libri. Sono enigmi sopravvissuti ai secoli. Sono messaggi scritti da uomini che forse non immaginavano che un giorno qualcuno avrebbe tentato di decifrarli. Oppure, al contrario, sono stati scritti proprio per questo: per essere compresi solo da chi avrebbe avuto la chiave giusta. Il mito dei manoscritti maledetti nasce nel Medioevo, in un’epoca in cui il sapere non era libero come oggi. I libri erano rari, costosi e preziosi. Ogni volume veniva copiato a mano dagli amanuensi nei monasteri e poteva richiedere anni di lavoro. Chi possedeva libri possedeva potere. Non stupisce quindi che molti testi fossero controllati, censurati o nascosti. E quando un libro conteneva conoscenze incomprensibili o considerate pericolose – astrologia, alchimia, medicina antica o simbolismi religiosi – nasceva inevitabilmente la paura. Da qui prende forma la leggenda dei manoscritti maledetti. Il primo libro che incontriamo è uno dei più impressionanti mai realizzati nella storia dell’umanità: il Codex Gigas, conosciuto anche come la Bibbia del Diavolo. Questo manoscritto medievale è gigantesco. Pesa circa settantacinque chilogrammi e misura quasi un metro di altezza. Per spostarlo servono due persone. Fu scritto nel XIII secolo probabilmente in un monastero benedettino della Boemia e contiene l’intera Bibbia latina, testi storici, cronache medievali, trattati medici e formule magiche. Ma ciò che ha reso famoso questo manoscritto è la leggenda della sua origine. Secondo il racconto medievale un monaco avrebbe infranto le regole del monastero e per questo sarebbe stato condannato a una morte terribile: essere murato vivo. Per salvarsi propose un’impresa impossibile. Avrebbe scritto in una sola notte un libro che racchiudesse tutta la conoscenza del mondo. Quando si rese conto che l’impresa era irrealizzabile avrebbe invocato il Diavolo chiedendo aiuto. In cambio avrebbe promesso la propria anima. Al mattino il libro era completato. Al centro del manoscritto appare una gigantesca illustrazione del Diavolo a tutta pagina, una figura solitaria e inquietante che osserva chi sfoglia il libro. Naturalmente gli storici ritengono che il Codex Gigas sia stato scritto da un solo amanuense nell’arco di circa vent’anni di lavoro. Eppure rimane un dettaglio sorprendente: la calligrafia è perfettamente uniforme dalla prima all’ultima pagina, come se la mano dello scrittore non fosse mai cambiata nel tempo. Oggi il Codex Gigas è conservato alla Biblioteca Nazionale di Stoccolma. Ma esiste un manoscritto ancora più misterioso perché nessuno, fino ad oggi, è riuscito a leggerlo. Si tratta del Manoscritto Voynich. Questo libro fu scoperto nel 1912 dall’antiquario Wilfrid Voynich e contiene oltre duecento pagine scritte in un alfabeto sconosciuto. Il testo è accompagnato da illustrazioni enigmatiche: piante che non esistono, diagrammi astronomici, costellazioni sconosciute e figure femminili immerse in strani sistemi di tubi e vasche. Per più di un secolo linguisti, crittografi, matematici e informatici hanno tentato di decifrarlo. Nessuno ci è riuscito. Nemmeno i migliori esperti di codici militari durante la Seconda guerra mondiale sono riusciti a comprenderne la struttura. Il testo sembra possedere le caratteristiche statistiche di una lingua reale. Le parole seguono schemi regolari e la distribuzione dei simboli ricorda quella delle lingue naturali. Eppure nessuna lingua conosciuta corrisponde al sistema del manoscritto. Il libro è oggi conservato presso la Beinecke Library della Yale University. Ma il Voynich non è l’unico codice indecifrato della storia. Esiste anche il misterioso Rohonc Codex. Questo manoscritto di oltre quattrocento pagine è custodito presso l’Accademia delle Scienze di Budapest. Il testo è scritto in un sistema di scrittura completamente sconosciuto composto da oltre duecento simboli diversi. Le pagine contengono anche numerose illustrazioni religiose che sembrano raffigurare scene cristiane, islamiche e forse anche induiste, rendendo ancora più difficile stabilire l’origine culturale del libro. Alcuni studiosi pensano che il testo possa provenire dall’Europa orientale nel XVI o XVII secolo. Altri sospettano che si tratti di un elaborato falso storico. Ma nessuna teoria è riuscita finora a spiegare il sistema di scrittura del manoscritto. Un altro libro enigmatico è il Libro di Soyga, noto anche come Aldaraia. Questo manoscritto compare nel XVI secolo nella biblioteca del celebre studioso inglese John Dee, matematico, astronomo e consigliere della regina Elisabetta I. Il libro contiene lunghe tabelle di lettere disposte in griglie matematiche complesse. Dee tentò per anni di comprenderne il significato. Secondo alcune testimonianze avrebbe persino tentato di interrogare gli angeli durante le sue pratiche di comunicazione spirituale. L’angelo Uriel gli avrebbe risposto che solo Adamo, il primo uomo, avrebbe potuto comprendere pienamente il libro. Dopo la morte di Dee il manoscritto scomparve per secoli. Fu ritrovato soltanto nel 1994 in due copie conservate alla British Library e alla Bodleian Library di Oxford. Ma tra tutti i manoscritti antichi ce n’è uno che possiede una storia ancora più sorprendente. Si chiama Liber Linteus. È il testo etrusco più lungo mai ritrovato. La cosa straordinaria è il modo in cui è arrivato fino a noi. Nel XIX secolo alcuni archeologi trovarono in Egitto una mummia avvolta in bende di lino. Quelle bende però non erano semplici tessuti. Erano strisce di un antico libro etrusco smembrato e riutilizzato come materiale funerario. Solo dopo molti anni gli studiosi si resero conto che le bende della mummia contenevano un intero testo rituale scritto in lingua etrusca. Oggi il Liber Linteus è conservato nel Museo Archeologico di Zagabria ed è uno dei documenti più importanti per comprendere la religione etrusca. Accanto a questi manoscritti reali esiste poi un libro che appartiene alla letteratura ma che ha influenzato l’immaginario collettivo come se fosse autentico: il Necronomicon. Questo libro nasce dalla mente dello scrittore Howard Phillips Lovecraft, maestro della narrativa horror del Novecento. Lovecraft descrive il Necronomicon come un testo proibito scritto da un misterioso autore arabo chiamato Abdul Alhazred. Il libro conterrebbe formule per evocare antiche entità cosmiche e conoscenze capaci di condurre alla follia chi le legge. La cosa sorprendente è che molte persone nel corso degli anni hanno creduto davvero alla sua esistenza. Sono state prodotte false copie, traduzioni immaginarie e perfino persone convinte di aver trovato l’originale. Ma alla fine, forse, la vera maledizione dei manoscritti non è soprannaturale. È la curiosità umana. Ogni epoca produce testi che la generazione successiva non riesce più a comprendere. Quando perdiamo la chiave di una lingua perdiamo anche l’accesso alla mente di chi l’ha scritta. I manoscritti misteriosi sono quindi messaggi lanciati nel tempo. Alcuni riusciamo a decifrarli. Altri restano chiusi per sempre. Eppure continuiamo a provarci. Perché la curiosità è una delle forze più potenti della storia umana. È la stessa forza che ha spinto gli esploratori a attraversare oceani sconosciuti e gli scienziati a interrogare i segreti della natura. Forse i manoscritti maledetti non sono maledetti davvero. Sono semplicemente enigmi. Specchi che riflettono il nostro bisogno di conoscere ciò che ancora non comprendiamo. E se un giorno uno di questi codici venisse finalmente decifrato, forse scopriremmo qualcosa di sorprendente: che non era il libro a essere misterioso. Eravamo noi a non possedere ancora le domande giuste. Io sono Max Palmieri e questo era il nostro viaggio nei manoscritti più enigmatici della storia. Alla prossima esplorazione del mistero.
Manoscritti maledetti
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